Morini, l'erede di Conti (e Totti) che fu ad un passo dal Napoli: "Che peccato! Il più grande è..."
Emanuele "Lele" Morini, ex calciatore, oggi socio del progetto Technology Sport System, ha rilasciato un'intervista ad Areanapoli.it.

“Ci sono pittori che trasformano il sole in una macchia gialla, ma ci sono altri che con l’aiuto della loro arte e della loro intelligenza, trasformano una macchia gialla nel sole”. Per parlare di Emanuele "Lele" Morini è lecito scomodare Pablo Picasso e il suo modo di intendere il talento. Il classe 1982, ex gioiellino della Roma, aveva tutti i colori per realizzare un quadro sublime, luminoso, ma ha dovuto fronteggiare il grigio di qualche infortunio di troppo e di decisioni (alcune non sue) non brillantissime quando non gli restava altro che la scelta della cornice in cui contenere le sue opere. Se chiedete ad uno dei primissimi mister della sua carriera, ovvero Fernando Mastropietro, cosa pensa di Emanuele, non fatevi prendere dalla voglia di sorridere se vi parlerà del paragone assolutamente possibile con Messi che “calza a pennello: goleador, stesso fisico, assist, 30 partite all’anno, un funambolo, agli allenamenti non mancava mai, gli atteggiamenti sempre positivi, avrei scommesso che avrebbe avuto una grande carriera. Ha avuto una carriera onesta, ma gli infortuni lo hanno frenato. E’ il mio grande cruccio”. Chi è Mastropietro? Il primo maestro di Totti. Vi basta? Morini, un talento cristallino a prescindere. La redazione di Areanapoli.it ha ripercorso con Lele le fasi salienti della sua storia calcistica e non solo. E c'è anche un retroscena che riguarda il Napoli.
È vero che eri considerato l'erede di Bruno Conti e Francesco Totti, ovvero il miglior talento del settore giovanile della Roma?
“Sì. Un giorno sul Corriere dello Sport venne fuori questa storia che ero l'erede di Bruno Conti anche perché venni premiato da lui ad un torneo. Ero considerato il miglior talento del vivaio giallorosso in quel momento storico. Parliamo di due miti assoluti, per me è un onore, ma andiamoci piano: voi giornalisti siete pericolosi (ride, ndr), anche se ammetto che ero davvero forte. Detto questo, è giusto dire che di Totti sinceramente non avevo molto: Francesco era più potente di me, avevamo caratteristiche diverse. Oggi avrei giocato a destra in un tridente. Fa piacere, ma è anche molto pesante essere paragonato alle leggende del club in cui giochi”.
Hai avuto un'ottima carriera, sei stato tra i primi ad approdare in Inghilterra, ma secondo te avresti meritato un percorso ed una affermazione diversa?
“Lasciai la Roma per l'Inghilterra, in quel momento mi sembrava la scelta giusta. E non so dire se ho fatto bene, ma ti assicuro che non ho rimpianti: è stata una grande esperienza di vita. Mi sono goduto il percorso e ringrazierò sempre i grandi maestri che ho avuto: il primo è stato Mario Prece che insieme a Ezio Sella mi portò alla Lodigiani e successivamente alla Roma. Ho avuto Mastropietro che mi ha insegnato molto sul piano tattico. eMauro Bencivenga con cui ho vinto uno scudetto alla Roma. In prima squadra ho avuto Marco Rossi (ora Ct dell’Ungheria), Iachini, Sam Allardayce e Guerini: avevano una filosofia simile alla mia. Loro mi davano libertà e quindi il mio estro si sposava con loro modo di vedere calcio”.
Il compagno più forte con il quale hai giocato
“Preferisco rispondere in generale: i giocatori più forti con cui ho giocato sono Francesco Totti, ovviamente, Batistuta, Pluto Aldair e Djorkaeff che ho avuto anche al Bolton come compagno: fuoriclasse pazzesco. E Cafu chiaramente. Allenarsi con la Roma di Capello era fantastico”.
Sei stato ad un passo dal Napoli di De Laurentiis
“Vero, confermo. Sono stato vicino a vestire la maglia azzurra quando i partenopei erano in Serie B, era praticamente tutto fatto. Poi andai a Vicenza e sono felice di aver fatto parte di quella storia, ma io volevo il Napoli. Sarebbe stato un sogno giocare nel team che fu di Diego Armando Maradona. In una piazza del genere, con le mie caratteristiche, avrei potuto far divertire i napoletani. Voi siete appassionati come noi romani. Ecco, questo resta un grosso rammarico, ma purtroppo saltò a causa di accordi mancati tra procuratori e dirigenti”.
Oggi segui il progetto TSS e non solo
“E’ uno straordinario e visionario progetto che guarda al futuro con solide basi nel presente. E’ nato con Cristiano Giannotti, preparatore atletico che ha lavorato anche nel Napoli, ideatore di questa operazione. Siamo soci e io dico sempre che un romano e un napoletano insieme non possono fallire. Sono socio fondatore e questa idea, che sembrava una follia, ora è apprezzata da tutti. Abbiamo portato un supporto tecnologico nel calcio. Siamo in grande crescita e sono contento di lavorare con un fratello come Cristiano. E’ un modo stupendo di lavorare nel mondo del calcio. Questo progetto per noi è un orgoglio abbiamo avuto riconoscimenti da società addirittura di serie A. Lele Morini è questo uno che dedica anima e corpo al calcio. Spero di avere da ciò che faccio anche riconoscimenti umani oltre che professionali".
Totti o Baggio?
"Entrambi, dai. Non essere cattivo (ride, ndr). Hanno fatto la storia. Baggio era più sopraffino tecnicamente, ma Totti aveva una visione di gioco superiore. Senza scordare talenti quali Zola o Del Piero, sempre per restare in Italia”.
Il più grande di sempre secondo te
“Ovviamente Diego Armando Maradona: l'ho visto giocare quando ero bambino, un pochino sotto di lui Lionel Messi e al terzo posto Ronaldo Il Fenomeno. Poi Ronaldinho”.
Il tuo gol più pesante in carriera
"Quello nel derby bulgaro: il Botev Plovdiv non vinceva da 17 anni ed è stata una sensazione meravigliosa, c'è stato il delirio di 20mila persone. Il gol più bello, invece, in coppa Italia di serie D contro una squadra campana: ho dribblato tutti, lo trovate su YouTube".
L'errore che non rifaresti
"Ti racconto un aneddoto che risale ai tempi degli allievi nazionali, era un Roma-Sampdoria e faceva molto freddo al punto che la partita era a rischio rinvio per neve. Ero infreddolito, sbagliai i primi tre possessi: il tecnico Bencivenga voleva cambiarmi e lo urlò ad alta voce che mi avrebbe tolto se avessi continuato così. Al quarto pallone feci goal, corsi subito da lui e a muso duro urlai "e ora cambiami!". Chi era presente quel giorno ride ancora ricordando quel momento. Tra noi c'era un bellissimo rapporto, sapevo di poter osare. Ma chissà, non so se lo rifarei".



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